2010-04-09

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Biografie vincitori



Giulio Anselmi


Giulio Anselmi nasce a Valbrevenna, in provincia di Genova, nel febbraio 1945. Laureato in Giurisprudenza, sposato, due figli, inizia la sua carriera giornalistica a La Stampa Sera, nel 1969. Successivamente entra a far parte della redazione del settimanale Panorama, in qualità di inviato speciale. Nel 1977 è nominato co-direttore del Secolo XIX, e più avanti direttore del settimanale economico Il Mondo. Nel 1987 arriva al Corriere della Sera con l’incarico di vicedirettore. Nel gennaio 1992 ne diventa vicedirettore vicario e, nel settembre dello stesso anno, co-direttore. Nel novembre 1993 si trasferisce a Roma per dirigere Il Messaggero, dove rimane per tre anni. All’inizio del 1997 viene chiamato a ricoprire la carica di direttore dell’Ansa. Dal luglio 1999 al febbraio 2002 è direttore del settimanale L’Espresso. Sempre nel Gruppo Editoriale L’Espresso, dal marzo 2002, ricopre la carica di vicepresidente della Finegil (quotidiani locali). E' editorialista del quotidiano La Repubblica e consulente Rai. Dal 20 luglio 2005 è direttore de La Stampa.


Giovanni Di Lorenzo
Giovanni di Lorenzo nasce a Stoccolma nel 1959 da padre italiano (amministratore di una società di doppiaggio) e madre tedesca (psicoterapeuta). Ha studiato Scienze della comunicazione, Storia moderna e Politica all'università Maximilian di Monaco di Baviera.
Le sue prime esperienze giornalistiche (1979-1982) si svolgono presso la Neue Presse di Hannover. Nel 1981 decide di raccontare la vita di un terrorista di destra in Germania; il suo scritto viene pubblicato su Die Zeit e successivamente in un libro (editore Rowohlt). Dal 1984 al 1987 conduce il programma per giovani ‘Live dall'Alabama’ (Bayerischer Rundfunk). Nel 1985 viene incaricato di rinnovare i quotidiani Süddeutsche Zeitung e Münchner Stadtanzeigers. Dal 1987 al 1994 si occupa di politica interna per il Süddeutsche Zeitung e dal 1994 al 1998 dirige la sezione reportage Pagina Tre. Nel 1988-89 è conduttore della serie tv ‘Lettere dall'Italia’, in dieci puntate . Nell’89 conduce il talk-show ‘III nach 9’. Dal gennaio 1999 dirige il quotidiano berlinese Der Tagesspiegel e nell’agosto 2004 è nominato direttore del settimanale Die Zeit.



Evgenij Evtushenko


Evgenij Evtushenko nasce nel 1933 a Zima, nella regione siberiana dell’Irkutsk, da una famiglia di origine ucraina da tempo in esilio. Vive a Mosca dall’età di undici anni. Nei primi anni ‘50 compie i suoi studi letterari presso l’istituto “Gorky”. Gli attacchi allo Stalinismo e alla burocrazia degli anni ’50 lo portano a ricoprire il ruolo di leader dei giovani intellettuali russi. Il suo primo libro di poesie esce nel 1952, ma è soprattutto nel 1956, con La stazione di Zima (Feltrinelli, 1962) e nel 1961 con Babi Yar (denuncia contro l’anti-semitismo nazista e sovietico, pubblicato in Russia solo nel 1984), che gli ambienti culturali internazionali si accorgono della sua opera. Gli eredi di Stalin esce sulla Pravda nel 1961, ma non viene ripubblicato fino al 1987. Si tratta di una denuncia del sistema sovietico, che avvalora la tesi secondo cui lo stalinismo è sopravvissuto a lungo al suo ideatore. Selected Poems, del 1962, contiene quattro dei suoi poemi più famosi, tra cui anche Parla (atto d’accusa contro l’ipocrisia sovietica). Deve, però, fare i conti col regime comunista: fino al 1963 può viaggiare e leggere i suoi versi all’estero, ma la pubblicazione a Parigi di Autobiografia precoce (Feltrinelli, 1963) causa la censura ufficiale del governo russo e la revoca di tutti i privilegi. Poemi successivi: La centrale idroelettrica di Bratsk (Rizzoli, 1965) e L’università di Kazan (1970). Dal ‘70 diventa attore, realizza film, si dedica alla fotografia e anche alla narrativa: è del 1981 il romanzo Il posto delle bacche (Einaudi).
Nel 1972 ha grande successo con Sotto la pelle della statua della libertà. Le sue posizioni politiche comunque rimangono molto chiare: nel 1974 sostiene Solzhenitsyn, quando il vincitore del Premio Nobel viene arrestato e mandato in esilio. Dopo la salita al potere di Gorbaciov, fa conoscere, attraverso le pagine del giornale Ogonek, molti poeti censurati durante il regime di Stalin; dopo il collasso del comunismo si fa promotore della realizzazione di un monumento dedicato alle vittime della repressione stalinista, collocato davanti alla Lubianka, il quartier generale del Kgb. La sua raccolta di poesie, 1952-1990, viene pubblicata nel 1991. In epoca post-sovietica scrive Non morire prima di essere morto (Baldini & Castoldi, 1995), fiaba su Boris Yeltsin. Le sue opere sono state tradotte in 72 lingue. Divide il suo tempo tra la Russia e gli Stati Uniti, dove, dal 1994, insegna poesia e cinematografia all’Università di Tulsa (Oklahoma).



Katarina Frostenson


Katarina Frostenson nasce nel 1953 a Brännkyrka, vicino a Stoccolma. Nel 1992 diventa membro dell’Accademia di Svezia (succedendo allo scrittore Artur Lundkvist); attualmente fa parte della commissione per il premio Nobel. Debutta con la raccolta di poesie I mellan (1978). Nello stesso anno scrive il saggio Raymond Chandler e il cinema. Nel corso degli anni ‘80, Katarina Frostenson pubblica diverse raccolte di versi. Pure countries può essere considerata una raccolta di stile convenzionale, tuttavia già mostra alcune delle caratteristiche della sua poesia futura: le frasi spezzate, i bruschi spazi tra le parole. E’ l’inizio di uno stile personale, dove la sintassi non ha più la sua naturale connotazione e le parole trovano totale libertà. Queste caratteristiche si fanno più riconoscibili nell’opera successiva, Gli altri (1982), cui seguono Nel giallo (1985), La conversazione (1987), Ponti. Dall'87 al '96 è editrice del calendario letterario annuale Halifax, e traduce dal francese Emanuel Bovè, Marguerite Duras e Georges Bataille. Nel corso degli anni ’80 sperimenta in teatro e per radio un nuovo genere di dramma, che nel 1990 mette per iscritto in Four monodramas. Nella decade successiva scrive altre opere teatrali: Sogno (1992), Corsia (1995), e il libretto per l’opera di Sven-David Sandström’: La città (1998). Nel 2000 scrive altre due pièces in forma di libri: La strada di cristallo e La corsia di zaffiro.
La poetica della Frostenson negli anni ‘90 prende altre direzioni. “Tre suites” del 1991 mostrano un linguaggio nuovo, più coerente, forse più tradizionale, ma più ricco, così come le successive raccolte I pensieri (1994) e Il corallo (1999).



Antonio Paolucci


Nato a Rimini nel 1939, Antonio Paolucci si laurea in Storia dell’Arte con Roberto Longhi e si specializza con Francesco Arcangeli. A 29 anni inizia la carriera direttiva nell’ambito dei Beni culturali: Sovrintendente a Venezia e a Verona, Direttore dell’Opificio delle pietre dure, Sovrintendente per il Polo museale fiorentino e Direttore generale dei beni culturali per la Toscana. Dal gennaio 1995 al maggio 1996 ricopre la carica di Ministro per i beni culturali. Attualmente è Presidente del Comitato scientifico per le mostre d’arte nelle Scuderie del Quirinale. Inoltre è vicepresidente del Consiglio superiore dei beni culturali e redattore delle riviste Paragone e Bollettino d’arte. Collabora con Avvenire, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Nazione, Il Giornale dell’arte, FMR. Numerosissime le monografie pubblicate tra il 1985 e il 1998. E' curatore di mostre in Italia e all’estero sin dagli inizi degli anni ’80: la più recente, nel 2007, ad Arezzo, era dedicata a Piero della Francesca. Insegna nelle Università degli Studi di Firenze (Facoltà di Lettere e Filosofia) e di Siena (Facoltà dei Beni Culturali).



Jean Starobinski


Jean Starobinski nasce a Ginevra nel 1920. Dopo la laurea in lettere all’università di Ginevra (1941), si divide tra gli studi umanistici e la medicina (i suoi genitori erano entrambi medici), materia in cui si laurea a Losanna. Nel 1958 consegue il dottorato in Lettere all’Università di Ginevra. Assistente di Letteratura francese nella stessa Università dal 1946 al 1949, diventa successivamente professore interno presso la cattedra di Clinica terapeutica dell’Ospedale cantonale di Ginevra (1949-1953) e all’Ospedale psichiatrico cantonale di Cery, Losanna (1957-58). Dal 1953 al 1956 insegna al Dipartimento di lingue romanze dell’università John Hopkins di Baltimora, e negli atenei di Basilea e di Ginevra. A Ginevra, dal 1967 al 1985, ricopre l’incarico di professore ordinario per la cattedra di Letteratura francese, e nel 1966 riceve l’incarico per la cattedra di Storia della medicina. Presidente della Società Jean-Jacques Rousseau (1967-1992), ha ottenuto molti premi, tra cui il Prix de l’Institut de France (1983) e i premi Balzan (1984), Tevere (1990), Goethe (1994). Membro di varie Accademie (Sciences Morales et Politiques di Parigi, Lincei, British Academy, Deutsche Akademie), ha ottenuto diverse lauree honoris causa, nelle Università: Columbia (New York, 1987), Strasburgo (1987), John Hopkins di Baltimora (1993), Torino (1994) e Urbino (1995). Tra i suoi libri, ricordiamo quelli su Montesquieu, Diderot, Baudelaire, nonché gli importanti studi su letteratura e arte del XVIII secolo e altri dedicati alla semantica e alla teoria musicale, all’impiego dell’eloquenza in Rousseau in relazione a Montaigne.



Paolo Cesaretti


Nato a Milano nel 1957, ha insegnato Civiltà Bizantina presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Pescara-Chieti, e attualmente è docente presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Bergamo. Studioso e profondo conoscitore della civiltà bizantina, ha tradotto e commentato diversi testi classici della letteratura bizantina, da Procopio di Cesarea (Storie segrete, BUR, Milano 1996) alle vite dei “santi folli” Simeone e Andrea, alla leggenda di Barlaam e Ioasaf. Ha inoltre curato le edizioni italiane di varie opere di ricerca su Bisanzio, per esempio La civiltà bizantina di C. Mango (Laterza, Roma-Bari 1991) e Alle origini dell’arte bizantina di E. Kitzinger (Jaca Book, Milano 2005).
La sua biografia dell’imperatrice Teodora di Bisanzio Teodora. Ascesa di una imperatrice, Mondadori, Milano 2001, più volte ristampata, è stata tradotta in sette lingue.
L’opera più recente è L’impero perduto. Vita di Anna di Bisanzio, una sovrana tra Oriente e Occidente (Mondadori, Milano 2006), dedicato ad una figura, solo apparentemente “minore”, della storia mediterranea tra il XII e il XIII secolo. Con i suoi libri ha vinto i premi “Grinzane Cavour” e “Ravenna nelle sue pagine”.